| Campioni del Mondo |
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| Written by Lamberto |
| Monday, 12 July 2010 15:46 |
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Se forse, senza eccessi di superbia, possiamo riconoscerci qualche merito tra i motivi che ci hanno portato fin qui, credo che uno di questi sia la capacità di imparare dai nostri errori. ![]() L'anno scorso di sbagli ne avevamo commessi tanti: a causa degli esami eravamo arrivati al Mondiale nervosi, stressati, poco concentrati, senza allenamento nel breve periodo precedente, e con una barca non totalmente efficiente. Quest'anno abbiamo fatto di tutto per rimediare, e grazie anche a un pizzico di fortuna (o tenacia, che dir si voglia) ci siamo riusciti. ![]() Appena possibile siamo partiti alla volta di Erquy, delizioso paesino sulla costa Bretone che si affaccia sul limite occidentale dell'Inghilterra e porge un fianco all'impetuoso atlantico. Il meteo, in questo periodo dell'anno, può essere estremamente variabile: allertati dai racconti di chi dieci anni prima aveva corso qui il primo mondiale F18 eravamo pronti a freddo, onde gigantesche e vento forte senza soluzione di continuità. Ma come spesso accade, le previsioni si rivelano errate o addirittura opposte, e infatti siamo andati incontro a due settimane di alta pressione, sole cocente e brezze termiche. Questo ci ha obbligato la settimana precedente al campionato ad allenarci con quelle ariette con cui mai avevamo realmente preso confidenza, ma come diceva Gunnar Larsen “se sei forte il tuo risultato non dipende dalle condizioni del vento che trovi, gli obiettivi devono rimanere gli stessi”. E il confronto con i vari big che pian piano cominciavano ad arrivare ci ha aiutato molto, soprattutto per i molti spunti di navigazione con poca aria, prodiere al trapezio subito di bolina ed equipaggio sottovento di lasco... da studiare. Le giornate trascorrevano tra lavoretti alla barca, allenamenti intensi in acqua a provare e riprovare manovre e passo, preparazione atletica la sera per recuperare la forma perduta durante la sessione d' esami, e laute cene per non perdere energie. Il giovedì ci hanno raggiunti i preziosi e indispensabili compagni di questa trasferta, l'irriducibile Simone che, abbandonato dal prodiere all'ultimo, è venuto con il generoso (e desideroso di vacanza) Fabrizio. Con loro si è instaurato un clima di serenità ed equilibrio che ci permetteva sempre di staccare una volta rientrati a terra, e divertirci con infinite ed esileranti discussioni filosofico-economico-ingegneristiche, tra un boccone di risotto e l'altro di pasta al sugo sempre buonissimi. Arrivano all'ultimo, nel bungalow a fianco, anche Claudio e Riccardo, l'ultimo equipaggio della scarsa spedizione italiana (Argentini, Australiani, Spagnoli, Svedesi erano più di noi, che siamo la terza flotta mondiale per numero di iscritti. ![]() Forse sarebbe il caso di farsi qualche domanda...) i quali sembrano adattarsi perfettamente al clima di allegria generale che si crea dopo le 9 di sera, e Claudio ci fa sbellicare con le imitazioni di Gunnar, geniale! I buoni segnali si vedono già alla pesa con un'accoppiata peso equipaggio/peso barca da campioni del mondo : sfoderiamo rispettivamente un 150.0 e un 179.9 dato per buono per un piccolo diverbio sulla presenza o meno della cima di traino. Decidiamo incredibilmente di mettere un chiletto in più per l’equipaggio in vista di eventuali perdite di peso durante la giornata, dal momento che i controlli sarebbero stati casuali e immediati a fine regate (non siamo più quelli di una volta!). Le previsioni di piatta lasciano spazio a dei venti termici piuttosto irregolari in intensità e rotazione, ma che regalano ogni giorno almeno una prova al doppio trapezio e altre seduti in barca, caratterizzando un campionato assolutamente vario e difficile. Veniamo divisi per le qualifiche in 4 gruppi che si scontrano in continuazione su un unico campo a trapezio, il primo volo girando sul bastone esterno e il secondo su quello centrale: formula intelligente che ha funzionato per tutto il campionato e regalava un traversone strategicamente molto complesso. ![]() Il primo giorno corriamo però con aria forte e stabile sui 15-20 kt, piazziamo subito due prove nei dieci (9-9) e ci rammarichiamo di doverne “sprecare” una per una brutta partenza e una collisione con i compagni di allenamento francesi (finiamo 34, sarà il nostro scarto delle qualifiche). Questo però ci mette subito in guardia di come sia difficile recuperare da una brutta partenza: tutti corrono, e sono solo le qualificazioni! A complicare le cose un Comitato di Regata particolarmente statico nel posizionamento della linea: partenze molto favorevoli in barca facevano sì che tutta la flotta cercasse di partire nel primo quarto di linea! Il secondo giorno acquistiamo regolarità (19-18-5), chiudiamo l'ultima prova tra i primissimi e entriamo in gold carichi da 23°, a soli 4 punti dal 17°...era chiaro che l'indomani sarebbe stata una lotta spietata. E così il giorno dopo è stato: vento sui 12-15 kt, e una linea di partenza talmente favorevole in boa che mure a dritta nemmeno si usciva dalla linea. Mettete tutto questo nella gold fleet di un mondiale e il risultato è fatto: partenza mure a sinistra di metà flotta in mezzo all'altra metà mure a dritta, slalom millimetrici al cardiopalma, epiche collisioni, proteste, e il rischio di “pestare merde”, tra brutte posizioni e bfd, è altissimo. E' stato il giorno di svolta del campionato, noi l'abbiamo aggredito con due partenze mure a sinistra e ne siamo usciti vincitori: 10-32-30, con tutti i big che hanno fatto almeno una prova malissimo, siamo 16° a fine giornata. Consci che lo scarto dovesse ancora entrare ma fiduciosi della nostra regolarità, in ogni caso il giorno dopo ci negarono il gps...farabutti! La cosa incredibile di questa regata era come, ad eccezione dei primi tre, tutti gli altri capitava sempre che finissero qualche prova intorno alla trentesima posizione o peggio, non essendo facile nemmeno per loro risalire dopo una brutta partenza o addirittura partire bene. Il giorno dopo è forse per noi il peggiore del campionato: vento sostenuto e campo cortissimo.
Alla prima boa in meno di un minuto passano tutte e 80 le barche della flotta gold: pensate come sia frustrante partire liberi, navigare veloci per una bolina intera senza esagerati salti di vento a sfavore e trovarsi 30esimi! Chiudiamo la giornata amaramente con un 31 e un 39 causato da una rottura e un volo in acqua nel traversone a 20 kt da un bastone all'altro. Precipitiamo al 24° posto, la sera ripariamo tutto e siamo pronti per la giornata finale. Intanto arrivano dall'Italia per sostenerci il buon Mauri, Rachele, genitori, e Raphi con Marcela, i quali si imbarcano su un gommone per godersi lo spettacolo dell'ultimo giorno (non il nostro!) da vicino.
Venerdì scendiamo in acqua carichi e determinati. Il vento è poco, a malapena si esce al trapezio, ma questo non ci scoraggia né ci preoccupa più: sappiamo di avere il passo dei primi in qualunque condizione e in qualunque andatura; si tratta solo di partire liberi, regatare meglio, essere più furbi, leggere il campo più velocemente. Siamo ansiosi di partire, sappiamo che non abbiamo nulla da perdere, il nostro scarto è il migliore di tutti. La prima prova partiamo in barca e viriamo subito, giriamo la bolina intorno al 35°, recuperiamo tutti i bordi successivi e chiudiamo 20°, con alcuni avversari diretti nelle retrovie. La seconda prova il vento cala e ruota, crediamo nella sinistra assieme ai fratelli Sach (ex campioni del mondo 2006). Viriamo il lay a 30 metri di distanza, loro entrano primi, noi decimi. Perdiamo qualcosa ma chiudiamo 15°, va bene lo stesso (fino alla penultima boa di bolina avevamo tenuto dietro Bundock, ma poi di lasco è scappato, peccato).
Il vento cala, e il comitato sospende le operazioni, per cominciarle due minuti prima dell'ultimo tempo limite. L'ultima prova per noi una fotocopia, partenza liberi sul controstarter, lay di sinistra, regata in recupero e controllo: chiudiamo 19°, mettendo tante barche tra noi e chi ci precedeva in classifica. Rientriamo a terra con il morale alto, contenti di aver dimostrato a noi stessi di saper reagire e attaccare in una situazione pericolosa anche con poca aria, mantenendo freddezza e lucidità, e i risultati che confermano le nostre speranze: 16°, e primi youth con margine. E davanti, cos'è successo?è stato un finale thriller, e merita di essere raccontato. Già dal primo giorno di gold era evidente che gli equipaggi in grado di contendersi il titolo erano tre, gli unici sempre regolarmente nei primi 6: il pluricampione australiano Darren Bundock con William Howden su C2, la medaglia di legno di Atene 2004 Olivier Backes con Arnaud Jarlegan su Wildcat invelato Innovation Sails, e il bronzo dello scorso anno Hugh Styles su Nacra Boskalis, con Ferdinand Van West a prua. Gli ultimi avevano dalla loro parte un'arma a doppio taglio: a causa di una collisione con una barca della stampa dopo la partenza della seconda prova di Gold, hanno ricevuto riparazione sulle due prove di quel giorno, e la media si sarebbe calcolata sulla media dei risultati della fase finale. Questo significava che ogni buon risultato migliorava anche quei due, al contrario li avrebbe peggiorati. Styles è stato perfetto fino alla seconda prova dell'ultimo giorno, quando il titolo era nelle sue mani. Solo Backes poteva strapparglielo, mentre Bundock era terzo e troppo staccato dal secondo. A questo punto, avendo il comitato dato il segnale dell'ultima prova allo scadere del tempo limite, Bundock è andato all'attacco: ha ingaggiato un infinito match race con Styles solo allo scopo di fargli perdere posizioni, perché un brutto risultato sarebbe andato a peggiorargli anche i due redress: non l'ha fatto partire per qualche minuto schiacciandolo sulla barca comitato, l'ha aspettato a ogni boa portandolo lontano e obbligandolo a rallentare, per poi non tagliare il traguardo: scarto per lui, piazzamento pesantissimo per Styles, che in questo modo è finito giusto giusto (manco farlo apposta!) a pari punti dell'australiano, ma dietro per differenza piazzamenti.
Come vedersi svanire un titolo mondiale davanti agli occhi. Backes-Jarlegan ringraziano e si laureano campioni per la gioia del velaio Alex Udin, Bundock nella nuova veste di dealer è vice-campione del mondo sul suo C2, e Styles per il secondo anno di seguito mastica un bronzo che mai era stato così amaro. Elementi topici della trasferta? La miriade di alghe nel campo di regata, e gli infiniti controlli delle derive, aver visto “da vicino” un mostro sacro come James Spithill con dei pettoriali da culturista, che evidentemente ha passato ore e ore in palestra sotto la frusta di Mr. Ellison, aver quasi decapitato Glenn con il bompresso in una virata imprecisa, l'aver superato Mischa sul dritto al lasco e aver fatto una bolina intera attaccati alle poppe di Bundy, i cappellini dandy e le camice attillate di Alex, la quarta del Viano (il nuovo furgone-bolide), la trilogia di Vasco, le ruote sgonfie per uscire dalla sabbia, i chilometri di spiaggia con la bassa marea e le mille tecniche per fare i viaggi con i carrellini alaggio. Le cozze, ostriche, St. Jaques e tutto il ben di dio che il mare bretone ha offerto sulle nostre tavole, Claudio e le stupende trattative con Gunnar, la loro splendida vittoria in silver, la canoa di Simo e poi... ...e poi vincere il trofeo Pierre Sicouri, sognato, desiderato da oltre un anno, visto scappare l'anno scorso nelle mani di un francese, e finalmente conquistato. Le parole e il ricordo commosso di Raf, e l'abbraccio, infinito, di tutti e tre. C'era tutta la famiglia lì in mezzo. Ora su quella coppa, sotto il nome di Pierre, verranno incisi i nostri, e rimarranno per sempre, anche quando la coppa finirà in numerose altre mani.
Prima di finire, ci sono delle persone a cui sentiamo il bisogno di dire grazie. Forse ripetitivo, forse (speriamo) non sarà l'ultimo, ma è sempre doveroso. I nostri genitori, che ci supportano, ci seguono, ci tifano anche se non lo danno mai a vedere e non ce lo hanno mai fatto pesare. Pino e Federico, perché hanno sempre creduto in noi anche quando montavamo l'albero del Tiger a sartie molle sperando fosse come il 16, perché senza di loro niente di tutto questo sarebbe stato possibile. Umbo, Diego e Vianeo, perchè ci hanno cresciuti, svezzati, e ora continuano a seguirci. E noi continuiamo a non dimenticare quello che ci hanno insegnato. Pablo perché da quando siamo in F18 non ha mai smesso di aiutarci tecnicamente e materialmente, con disponibilità e competenza. Ale, Luciano e tutto il gruppo di preparazione atletica della facoltà di Scienze Motorie dell''Università di Verona, che ci hanno seguito in questi tre anni e ci hanno permesso di crescere fisicamente e mentalmente, seguendo un aspetto importantissimo dell'allenamento. Fabri, Michelle, Chiara, Gianni, Mario e i nostri due circoli per la gentilezza e il continuo supporto. Un ringraziamento anche a Gulitalia per l'abbigliamento e a Fonsaiverona per il riavvicinamento di collaborazione. E poi tutti, tutti gli amici che da casa durante quei giorni ci hanno supportato, con sms, mail, telefonate, messaggi ogni sera, e aspettavano le classifiche per gioire o soffrire con noi.
Un ultimo, particolare GRAZIE a Simo. Perché ha rinunciato a rinunciare, ha messo da parte una delusione che avrebbe abbattuto e mortificato chiunque, ha reagito, trovato un prodiere ed è venuto lo stesso, e per noi la presenza sua e quella di Fabrizio sono state più importanti di quello che credono. Per cui un ultimo appello: Simo non mollare! Per i risultati definitivi, foto, video dall'elicottero http://www.cvberquy.org/f18worlds2010/ Per rivedere il tracking delle prove in gold e soprattutto come Bundy ha fatto perdere a Styles il mondiale nella Race 15 QUI
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